Vi farò poi sapere!

Vi farò poi sapere!

Sono appena tornata da un colloquio di lavoro
con quella risposta familiare sputata addosso alla mia camicia più bella.
«Ti faremo sapere.»
Ho dieci anni di studi all’attivo dopo il diploma,
vieni a vedere se non ci credi!
Trilioni di teorie in testa, continua a scavare,
ma guarda, in tasca nemmeno un soldo da contare.

A volte ci si chiede
se la scuola non sia l’arte di vendere illusioni,
se non sia una truffa,
punta lontano ma non colpisce nemmeno l’albero sotto al naso,
come fosse un arco contraffatto.

Ci intrufoliamo come serpi nelle imprese,
alcuni di noi usati solo per collegare prese.
Puoi aver pur cambiato pelle, non ha funzionato,
la raccomandazione è il diploma più richiesto sul mercato.

Anche sperare d’essere stagista,
significa accettare di lavare piatti,
preparare il tè al personale,
accudire il bambino della segretaria,
consegnare i pacchi della figlia del capo,
o essere noi stesse sue figlie.

Wassa ki ka toro kou ila,
Ou ba fo:
Ko olou tèmèna ni sira faï.

Sono appena tornata da un colloquio di lavoro
con quella risposta familiare sputata addosso alla mia camicia più bella.
«Ti faremo sapere.»

Tornare a casa è la sfida più grande.
Torniamo solo con un premio di consolazione,
ma i nostri genitori ci interrogano con lo sguardo,
e noi rispondiamo scuotendo la testa. «La notte perdura sul mare senza faro.»

Il tasso di disoccupazione aumenta?
Il tasso di paura dei genitori esplode!
Si chiedono cosa ti riservi il futuro,
arrivi perfino a pensare che sarebbe meglio andartene.

Il tempo non è un video che si mette in pausa
quando le palpebre diventano pesanti.
vorremmo invertire i ruoli,
prendere il toro per le corna,
che la loro unica preoccupazione fosse cosa si mangia a cena.

Massa bè b’i ka sigi a den,
Kounsigi souma koro.
Ni tèlou bè den kouna,
A ma nogo.

Amadou, laureato in giurisprudenza, vende ricariche telefoniche.
Aminata, ingegnere civile, vende insalata ai margini dei sovrascambi.
Kalfa, laureato in risorse umane, è il capo dell’associazione dei disoccupati del quartiere.
Io, ragazzi, tra i nuovi arrivi della prossima settimana…

Ci dicevano che impegnarsi a scuola
garantiva un buon posto nella società,
che i diplomi sono biglietti
che spalancano ogni porta.
Studiavamo per diventare ministri,
ed eccoci a stirare lo smoking del ministro.

Dove sono le porte che i diplomi avrebbero dovuto spalancare?
Dove sono i soldi che la competenza avrebbe dovuto far fruttare?
Abbiamo le chiavi, ma non vediamo i lucchetti.
La sopravvivenza non è una materia che ci hanno insegnato.

Sappiamo fare fatture,
Ma non sappiam come pagarle.
Decade l’obbligo di riconciliazione bancaria,
Ma i problemi restano ben ritti sulle nostre spalle.
Ci chiediamo come eradicare i problemi
in piedi sulle nostre vite.

Sono appena tornata da un colloquio di lavoro
con quella risposta familiare sputata addosso alla mia camicia più bella.
«Ti faremo sapere.»

Sono stanca, stanca di bussare a tutte queste porte,
stanca di mendicare rispetto.
Fino a quando dovrò fare colloqui che sono per me disfatte,
che finiscono sempre con un «Ti faremo sapere»?

*****

Traduzione di Marta Zonca

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