Chioniso Tsikisayi

Chioniso Tsikisayi è una poeta di spoken word, scrittrice, cantante e filmmaker di Bulawayo nello Zimbabwe. È appassionata di arti creative e di narrazione consapevole.

I suoi scritti sono stati pubblicati su Brittle Paper, Isele Magazine e Litro Magazine. Il suo primo lavoro musicale intitolato “Heaven Is Closer Than You Know” è stato lanciato a novembre del 2020 in collaborazione con il pluri-premiato media hub Cottage47. Si è esibita a The PiChani (un evento panafricano dedicato ai giovani creativi sullo stile di vita e sul fare rete) e alla cerimonia d’apertura dello European Film Festival di Bulawayo. È tra i finalisti del Grand Slam Africa 2021 ospitato da Kenya Poetry Slam e Cre8ive Spills, e ha ottenuto il terzo posto alla Intwasa Short Story Competition 2021Brittle Paper l’ha nominata Spotlight Artist di novembre 2021.

Amante di poetry slam e di musica RnB, Chioniso pubblica le sue “poesie visuali” e le sue canzoni anche sul suo canale YouTube.

Quando hai iniziato a scrivere e come hai trovato la tua voce interiore nella scrittura?

Ho cominciato a scrivere quando avevo 6 o 7 anni. Alla scuola elementare ci facevano fare esercizi di scrittura creativa che si chiamavano “Notizie”.  In pratica dovevamo scrivere un resoconto per il nostro insegnante di tutte le cose divertenti o noiose che avevamo fatto durante il fine settimana. Da piccola trovavo che fosse fantastico che un adulto volesse conoscere tutti i dettagli, sia tristi che emozionanti, della mia vita. Credo che la mia voce interiore abbia cominciato a emergere in maniera naturale in quel momento e, ancora adesso, mi ricorda la bambina che sono stata.

Quali sono i temi che affronti nella tua scrittura? La poesia Voglio andare in pezzi silenziosamente, per esempio, entra nel merito della salute mentale con un tocco particolarmente delicato. Questo vuol dire che nella poesia si può ancora dire la verità sul senso dell’essere umani senza cadere nello sconforto?
 
Nelle mie poesie tratto una grande varietà di temi.  Il dolore, la perdita, la crescita, le relazioni e i percorsi familiari, la razza e il trauma generazionale… Per quest’ultimo intendo la sofferenza che portiamo inconsapevolmente nelle nostre famiglie e che ha origine in tragedie accadute nel passato. Noi ereditiamo dai nostri antenati sia gioie che dolori. A volte, le ferite del passato ci paralizzano al punto che non siamo in grado di esplorare pienamente la bellezza del nostro retaggio. Per alcuni il trauma generazionale deriva dall’abuso, dalla schiavitù o dalla dipendenza. Il mio scopo è proprio quello di illuminare ciò con cui le persone lottano nella loro storia familiare, e che necessita di una guarigione.
 

La mia scrittura è influenzata soprattutto dalle mie esperienze personali riguardo la sofferenza e la gioia. Mi piace pensare di aver scoperto la poesia prima di qualsiasi altra cosa. In una realtà alternativa sarei potuta sprofondare nell’abuso di sostanze o nell’autolesionismo per via della mia salute mentale. Ma, grazie a Dio, sono state le parole a salvarmi e spero che, sempre le parole, siano un’àncora di salvezza per altre persone che possano trovarsi in difficoltà.

Quella dell’essere umani è un’esperienza complessa. Per quanto possa sembrare afflitta da un dolore senza fine, c’è in essa anche la gioia e, ogni volta che posso, cerco di catturare questi momenti puri di felicità pura e incontaminata.
 
La tua creatività si esprime in maniera differente a seconda che tu scriva, canti o realizzi video? Come si sovrappongono e intrecciano queste diverse forme d’arte? Come riesci a incanalare la tua creatività?
 
Oh, certamente, dipende dall’umore del momento. Mi piace cantare e sperimentare con le melodie. Spero di fare sul serio prima o poi e di studiare uno strumento e imparare a comporre. Nel prossimo futuro mi piacerebbe scrivere e dirigere opere per il cinema e la televisione. Al cuore della mia arte c’è un desiderio forte di raccontare storie, tramite narrazioni autentiche, ricche e variegate. La scrittura è lo strumento che ci consente di costruire mondi a partire dalle parole.
 
Il nostro progetto si occupa di donne poete. Cosa raccontano le tue poesie dell’essere donna, in generale, e dell’essere donna nel tuo Paese?
 
Le mie poesie si concentrano soprattutto sulla femminilità nera in quanto sono una donna nera. È tutto ciò che conosco. Le donne che mi sono state d’ispirazione crescendo, erano nere: mia nonna, mia madre, mia zia. Ho visto con i miei occhi i loro punti di forza, le loro debolezze e il loro sacrificio. Ho iniziato ad apprezzare la loro bellezza nel mezzo del caos.
 
Essendo una donna dello Zimbabwe all’interno di una famiglia di ceto medio, sono stata piuttosto protetta; ma mia nonna raccontava volentieri storie della sua infanzia nell’allora Rhodesia. Il resto l’ho imparato osservando il mondo intorno a me.
 
Il tuo Paese, lo Zimbabwe, è stato governato per decenni da un politico che rappresentava la figura dell’uomo forte. Questo ha influito sulla vita delle donne nelle comunità e nelle società? 
 
Penso che sia difficile per le donne aspirare a ruoli importanti o apicali in ambito politico senza trovarsi di fronte a una minaccia diretta per le loro vite. Ritengo che lo Zimbabwe non sia pronto per una donna leader ma spero davvero che lo sia in un futuro non troppo lontano. La questione delle donne nelle comunità ci riporta sempre alla legislatura: le donne hanno bisogno di rappresentanza nei Parlamenti e nei Tribunali. Ci sono un po’ di donne qua e là ma non abbastanza da perorare davvero i desideri delle donne di ogni estrazione sociale nello Zimbabwe.
 
Ci avevi anticipato che avresti partecipato a uno slam di poesia. A questo proposito, puoi descriverci la scena artistica del tuo Paese? È una scena ricca e fertile, stimolante per gli artisti? Che tipo di artisti si incontrano in questo genere di eventi?
 
Ho partecipato al Grand Slam Africa in Kenya. È stata un’esperienza bellissima e ricca di collaborazioni con alcune tra le menti più brillanti che abbia mai conosciuto. Per la prima volta la mia arte è stata la ragione di un viaggio ed è stato un momento divino.
 
Vivo a Bulawayo, che è nota con affetto come la capitale creativa del Paese, per via della sua scena artistica. C’è una gran varietà di artisti, attori, scrittori, musicisti e rapper. Intwasa organizza il Bulawayo Arts Festival quasi ogni anno, così come un concorso per racconti brevi nel quale l’anno scorso sono arrivata terza. Raccontare storie ci appassiona molto ma c’è un ostacolo che la maggior parte dei creativi cerca di superare, cioè come monetizzare in maniera soddisfacente la propria arte in modo da poterne vivere.
 
La mia speranza è che un giorno Bulawayo sia riconosciuta come New York o Parigi per la nostra capacità creativa.
 
Intervista e traduzione a cura di Gaia Resta
 
Link all’intervista originale in inglese
 
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