Alith Cyer Mayar

Alith Cyer Mayar è una scrittrice, poeta e attivista. Nata nel 1997 a Khartoum in Sudan, è cresciuta in vari luoghi tra cui l’Uganda e il Sud Sudan. Ha frequentato la Academy for Medical and Technological Studies del Sudan conseguendo la qualifica di infermiera. In quel lasso di tempo, ha prestato servizio come volantaria in numerosi ospedali e cliniche.

Nel frattempo la sua passione per la letteratura e la storia ha continuato a germogliare e crescere: l’amore per la lettura e la scrittura l’hanno spinta a scrivere composizioni di suo pugno e anche a insegnare inglese e letteratura ai bambini e ai ragazzi delle scuole superiori e dell’Università.

Ha pubblicato due libri, The Cry of the South Sudanese Children [L’urlo dei bambini sudsudanesi] e The Battle Within Me [La battaglia dentro di me], quest’ultimo ha visto la luce i primi di dicembre del 2019. Alith Cyer Mayar è inoltre la fondatrice della Writers Writing Fellowship, un collettivo che organizza laboratori online destinati ai giovani sudsudanesi sulla scrittura e sulla lotta contro i pregiudizi intracomunitari, gli stereotipi e l’odio. 

Da peace builder, attivista per i diritti civili e scrittrice qual è, ha dichiarato: La scrittura può essere così potente da far diventare il lettore un essere umano completamente diverso.

Quando e come è nato il tuo interesse per la letteratura e la poesia?

Da piccola ero una bambina introversa che si teneva tutto dentro, riuscivo a esprimermi solo tramite la scrittura. Quando frequentavo la scuola primaria, ho cominciato a mettere su carta quello che c’era intorno a me e le cose che vedevo tutti i giorni. Nessuno mi ha incoraggiato a scrivere se non le mie esperienze quotidiane, o forse i libri che ho letto. Quando ho iniziato a scrivere, non ci sono stati libri che mi abbiano colpito in particolare ma, in seguito, Things Fall Apart di Chinua Achebe e Gifted Hands di Ben Carson sono state letture molto importanti – senza dimenticare che la scrittura è per me fonte di crescita quotidiana. Al momento adoro gli scritti di Chimamanda Ngozi Adichie. 

Che ruolo ha avuto la scrittura nella tua vita quando eri una bambina, rispetto ad ora che hai piena consapevolezza della realtà intorno a te?

Quando ero piccola, mi tenevo dentro sia il dolore che la felicità. Questo mi portava a sentirmi sopraffatta dalle emozioni e ha avuto un certo effetto sulla mia salute mentale; nella scrittura ho trovato guarigione e compagnia. Oggi, quando scrivo, ho la sensazione di parlare con qualcuno: io esprimo me stessa e c’è qualcuno che mi ascolta. Quando sono ferita, giù di morale, impaurita o preoccupata, metto su carta le mie insicurezze e i miei punti di forza.

Raccontaci dei tuoi libri, The Cry of the South Sudanese Children e The Battle Within Me. Di cosa trattano?

In The Cry of the South Sudanese Children racconto le speranze, i sogni e le urla dei bambini, rivolte al Paese in cui vorrebbero vivere; in questo senso i temi affrontati nel libro sono la guerra, la pace e lo sviluppo. Il Paese sognato dai bambini è un luogo in cui regnano la sicurezza nazionale e la pace.

The Battle Within Me è, invece, una raccolta di poesie sull’amore, i conflitti e i tradimenti, che mi sono state ispirate dalle divisioni che caratterizzano il mio popolo, spaccato da regionalismi e tribalismi.

È il fatto di ssere cresciuta in un Paese dilaniato dalla guerra – il Sudan prima e il Sud Sudan poi – che ti ha spinto ad agire e a diventare un’attivista?

Ho sentito la necessità di vedere un cambiamento concreto e di dare voce alle storie di guerra e conflitti tramite la pace e l’istruzione. Non è facile essere un’attivista in un contesto nel quale le donne sono considerate oggetti sessuali e l’attivismo stesso è visto come una forma di ribellione. Invece, considero l’attivismo una sorta di ribellione leale, nel senso che io amo e rispetto il mio Paese ma non accetto il modo in cui vanno certe cose.

In un periodo come questo, in cui l’attivismo sembra svolgersi in gran parte online, cosa può da una parte incoraggiare la gente a scendere in strada e farsi sentire, e dall’altra a essere politicamente e socialmente attivi in modo pacifico?

Io stessa uso il web, in quanto tramite la mia piattaforma online promuovo l’istruzione e la pace. In un Paese come il Sud Sudan è presto perché la gente scenda in strada: c’è ancora una grande carenza di educazione civica. E la carenza c’è perché non ci sono investimenti in questo ambito; se ci fossero, le persone sarebbero informate sui loro diritti di cittadini e avrebbero gli argomenti per pretendere delle riforme. 

Hai fondato la Writers Writing Fellowship, un collettivo di scrittura guidato dai giovani. Che tipo di attività organizzate?

Portiamo avanti programmi di alfabetizzazione in cui insegniamo a leggere e scrivere al di fuori del contesto scolastico. Ma soprattutto, raccontiamo storie con l’obiettivo di guarire. Gli incontri si svolgono nei nostri centri e online, soprattutto su Zoom. I programmi si concentrano sull’educazione alla pace e sulla narrazione di storie, in quanto ritengo siano elementi fondamentali per costruire la pace. Raccontare storie dà ai giovani la possibilità di esprimersi, trovando ascolto e guarigione. Quando i ragazzi parlano in maniera sincera attraverso le storie, riescono a cogliere le somiglianze tra i loro vissuti e a comprendere che sono tutti uguali, nonostante l’appartenza a tribù diverse. Vivono tutti gli stessi problemi e non sono nemici.

L’empowerment delle donne è attualmente un tema scottante in tutto il mondo. Puoi descriverci la condizione femminile nel Sud Sudan?

Le donne sudsudanesi sono estremamente resilienti per via dei conflitti che hanno affrontato. Naturalmente le guerre hanno avuto le loro conseguenze ma le donne hanno continuato a mandare avanti le loro attività, a costruire sulla base dei loro talenti, a pretendere pari opportunità in tutti i settori. La tradizionale decorazione delle lenzuola le ha aiutate a scoprire la loro abilità  nelle tecniche artigianali.

Si può dire che nel tuo Paese sia in corso un processo di emancipazione ed empowerment delle donne?

Il Governo del mio Paese si è impegnato perché il 35% dei ruoli in tutti settori, governativi e non, sia affidato alle donne. A sostenere questa e molte altre iniziative per la parità di genere e l’empowerment femminile, ci sono numerose organizzazioni come South Sudan Women Coalition For Peace and Development  ed Eve.

Cosa puoi raccontarci dei tuoi progetti futuri?

Al momento sto presentando la mia candidatura per una residenza di scrittura, in modo da poter lavorare sui due nuovi libri che ho in cantiere. Dopo la pubblicazione, spero di poter fare promozione con un tour nella regione  e in seguito anche fuori dal Sud Sudan. 
Con la Writers Writing Fellowship ci stiamo impegnando per ampliare il nostro raggio d’azione, per continuare a lavorare sull’educazione civica e  far sbocciare nuove, potenti storie dai nostri laboratori.
 
In conclusione della nostra intervista con Alith Cyer Mayar, pubblichiamo la traduzione in italiano di una poesia  tratta dalla raccolta The Battle Within Me
 
Men-struation*
 
Tu non conosci la storia del mio dolore.
 
Sono impura
Una donna con mestruazioni in-finite
Che compra ogni giorno i tuoi assorbenti per ri-parare e proteggere la sua gonna dalle macchie
Continuo a sanguinare
Timo-rosa di parlare del mio ciclo
 
Ma ora dico “sto soffrendo, aiutami”.
 
Pistole silenziose sparano colpi attraverso il mio utero
23, 32, 10
Il venditore di assorbenti continua a pregare per
l’incasso
 
Io continuo ad avere le mestruazioni
Perdo così tanto sangue
E mi macchio.
 
*Il termine menstruation in inglese, sebbene derivi dal tardo latino menstruus “mensile”, contiene comunque al suo interno la parola men “uomini”.  Su questa immagine delle mestruazioni, elemento prettamente femminile, che non prescindono dagli uomini neanche nel nome, la nostra poeta costruisce il suo breve e potente componimento poetico.
 
Link all’originale inglese

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