Immigrazione

Come il rumore delle onde
Trasparente e dolce
Per loro era il gran giorno

Quel giorno il mare era calmo
Contemplavano l’altra riva
E vedevano solo il miraggio
Immaginavano il paesaggio da scoprire
Allora davano tutti un ultimo sguardo in segno di addio
prima di imbarcarsi per laggiù, per laggiù
Partivano con tanta speranza e gioia
Cantavano vittoria, vittoria, vittoria
Ma in mezzo al mare il sole diventa un fuoco scuro
Il cielo tenebroso
Si poteva vedere il muoversi delle ombre
spazzate via dal vento

E le onde salivano
perché fuggire dalla propria terra è fuggire da se stessi

Appena si è spenta la luce della barca
Il sole ha ripreso il suo colore
Il cielo è di nuovo blu
L’imbarcazione sotto l’acqua non si vedeva più
e di nuovo si poteva sentire … il rumore delle onde …

Sulla riva si scorgevano corpi dagli occhi strappati
corpi dal ventre gonfio
Tutte le bestie navali affamate si sono servite
prima di abbandonarli

I padri versavano sangue
I bambini gridavano
Le madri perdevano i sensi
E tiravano l’ultimo respiro

Perché fuggire dalla propria terra
è fuggire da se stessi

Un minuto di silenzio
per i morti dell’immigrazione clandestina
Perché sento ancora …
sempre il rumore delle onde.

***
Immigrazione [Immigration, di Hélène Beket]
Traduzione di Michela Mengoli

 
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