La bellezza non conosce vergogna

Un nuovo genere di bellezza da abbracciare e da celebrare.
Non c’è posto per la vergogna qui

C’è una forza che spinge da dentro;
una forza che esploderà portandosi dietro le mie viscere sanguinanti…
Ma c’è una specie di dolore al quale vorrei soccombere, in un furore naturale, fisico, che seda l’agonia.

Sto imparando che la fragilità non è sempre fragilità, che la fragilità può consumarti in un modo bello e maestoso.

E che la fragilità può farti innamorare
del dolore
della fatica ebbra
degli aghi che ti iniettano roba dentro
di quelli che ti succhiano ed aspirano sangue rosso porpora,
delle gengive sanguinanti
delle giunture dolenti
del vomito
e di una sfilza di altre cose rivoltanti.

E i polmoni apparentemente senza fiato ti tengono in un ansimo continuo, come se stessi nuotando in un liquido acquoso fatto di elettroliti, proteine, carboidrati, lipidi, urea e altre cose che mi riportano indietro al laboratorio di biologia delle scuole superiori.

Sembra brutto, e invece è miracolosamente stupendo:

È un nuovo genere di bellezza da abbracciare e da celebrare.
E qui non c’è posto per la vergogna.

Solo orgoglio, cose strane, e una nuova me.

 
La bellezza non conosce vergogna [Beauty Knows No Shame, di Apiorkor Seyiram Ashong-Abbey]
Traduzione di Maria Pia Arpioni

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