Il vaso di miele

Amina si insapona il seno, le cosce e il sedere.
Amina si accuccia e lava il suo vaso di miele; non produce molto miele in questi giorni.

Amina si sciacqua la schiuma dai capelli e dalla pelle. Ha usato il costoso olio da bagno al profumo di rose che Fiifi le ha regalato per il suo compleanno. A lui piace.
Amina si asciuga. Si muove pigramente, trascinandosi verso la stanza. Amina si spalma un unguento burroso sul seno, sulla pancia, sulle cosce,  sui piedi…
Ora Amina deve aspettare…

Fiifi ama sua moglie, ma lei non concepirà. Lui ha bisogno di un figlio maschio, la piccola Bella non è abbastanza; un ragazzo la sposerà e il suo nome sarà perduto.
Ma Amina non resterà incinta.

Fiifi ficca la sua verga nel vaso del miele e spinge,  la muove e spinge. Amina non la sente muoversi. Non sente il sangue che cola  lungo le sue cosce piene. Adesso, lei è morta là sotto.

Un tempo Amina urlava, ma non veniva mai nessuno. Un tempo Amina si ribellava, ma Fiifi non faceva altro che affondare e spingere, affondare e spingere sempre più forte. Non gli importava che il vaso di miele di Amina non producesse più miele. Non si curava delle macchie rosse, dense vischiose di sangue-miele che avevano preso il posto del miele.

Amina si insapona il seno, le cosce e il sedere. Amina si accuccia e lava il suo vaso di miele; non produce molto miele in questi giorni.

Amina si lava la vergogna e il dolore dalla faccia e la saliva appiccicosa di Fiifi dai capelli. Poi si trascina verso la stanza per sdraiarsi al suo fianco, pregando di avere già in grembo, stanotte alle due, un figlio maschio; o quantomeno di essere incinta, incinta della Salvezza che metterebbe fine alla  mortale miseria di una Madonna.

 
Il vaso di miele [The Honey Pot, di Apiorkor Seyiram Ashong-Abbey]
Traduzione di Maria Pia Arpioni

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