Il 3 giugno

  1. La mia ribellione si è rannicchiata al suono delle pallottole e dei gas lacrimogeni.
  2. Sono rimasta dietro le parole dei miei genitori e la loro paura di perdermi nella confusione.
  3. Per crollare c’è bisogno che una sia in piedi.. ma ero già stesa quando mia madre mi chiamò per riferirmi delle notizie che stava guardando in TV.
  4. Ho usato come rifugio il materasso sporco nell’ospedale dove lavoro… ma non ha riparato nulla.
  5. .. era quello che pensavo di aver fatto mentre stringevo il telefono così forte leggendo chi era scomparso e chi era stato ucciso.
  6. Ho chiamato al telefono Gaki così tante volte, sperando mi rispondesse.
  7. Ho chiamato Mageed tante volte al telefono, ma era sempre spento.
  8. Se trasformarsi in martire… era quello che serviva perché questa fottuta rivoluzione vincesse, prendete me al posto loro. Riportate indietro tutti quelli che c’erano e prendete me. Non riesco a sopportare il fardello di questa esistenza vita con un nodo alla gola con così tante anime che salgono al cielo. Non c’è da stupirsi che soffocare sia l’unica cosa che sono riuscita a fare con i polmoni quel giorno.
  9. A che serve urlare slogan quando tutti quelli che lo farebbero con te sono morti. A che serve urlare slogan se quelli che ascoltano sono ancora sordi, se ancora tardano a mostrare la loro empatia o compassione per le persone perdute. Per quelli che non respirano più. Per quelli inzuppati di fango e sangue e di coraggio, coraggio che non potrei mai portare nel mio cuore.
  10. Quando il dolore psichico inizia a intorpidirsi, non vuol dire che non faccia più male. Significa che sono abituata a grattarmi dove fa male, finché non sanguina di nuovo. Allora, forse, avrò un assaggio del dolore che i miei amici hanno provato quando erano lì. Dove non ero, mentre stavo comodamente sdraiata nel comfort/comodità del mio letto maledicendo questa sopravvivenza non richiesta.
  11. Lo scopo di tutto questo era vivere. Non di finire morta. Non di restare ferita. Non di finire di perdersi o di abbandonare ciò che resta della tua sanità mentale o della speranza o dell’anima o della voglia di vivere.
  12. L’invulnerabilità è un privilegio del cazzo.
  13. Esistere, in questo preciso momento è così duro… che la notte scorsa… solo la notte scorsa, ero lì e facevo parte di qualcosa… e pioveva… e ridevamo e cantavamo e ci tenevamo per mano e intonavamo slogan contro la fottuta autorità impegnata a pianificare la nostra morte.
  14. Là, sta ancora bruciando.

“Buon Dio, quanto

devi essere stufo

da non concedere tempo alla gente”.*

  1. Ho smesso di pregare.

*Andrea Gibson – Orlando

***

Traduzione di Loredana Magazzeni

Link alla versione originale

[Il titolo fa riferimento al 3 giugno 2019, giorno in cui a Khartoum le forze armate repressero duramente un sit-in pacifico di protesta contro la giunta militare insediatasi in seguito alla caduta del dittatore Omar al-Bashir. Più di 100 manifestanti furono uccisi, ma non vi è certezza del numero esatto delle vittime in quanto, secondo alcune testimonianze, numerosi furono i corpi gettati nel Nilo.]

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