Blues della pelle nera

Hai detto che rappresentavo il male.
Le ombre della notte
brillavano sulla mia pelle.
Mi hai sfacciatamente associato
al catrame perché la mia melanina
luceva al sole.

Hai detto che la mia esistenza era
una rappresentazione sbagliata della bellezza.
Allora all’alba mi hai avvolto sotto al tuo
braccio come una borsetta
e mi hai condotto attraverso
i vicoli scuri.
Ti vergognavi, non potevi rischiare che
qualcuno ti riconoscesse.

Come da tue indicazioni mi sono vestita di nero
per abbinare gli abiti alla mia pelle scura.
“Altri colori non mettono in risalto il tuo
colorito, tesoro”.
Condannata a una vita di solitudine.
Sono diventata invisibile quanto l’aria.
Un’orrida pezza tagliata da
una maglia sporca.
Una versione dell’inferno
sulla terra.
Violata ma non rincorsa
per amore.

Hai preferito prenderti il mio corpo
a luci spente perché
l’illusione della notte ti ha fatto
credere che stavi facendo
l’amore con la donna dalla pelle chiara
dall’altro lato della strada.
Non avevi bisogno di guardare
la mia brutta faccia.
Non potevo nemmeno gemere o urlare
nella frenesia del momento perché
non potevo sopportare tu vedessi
i miei denti bianchi brillare nel buio
e rischiare che ti facessero fuggire da me.

La parola “bellezza” non faceva rima
con la mia essenza.
Non hai sparso i semi.
Non abbiamo avuto bisogno di andare allo zoo.
Ero l’immagine stessa della natura selvaggia.
Da solo mi hai distrutta
con la tua negatività e
hai provato a mescolare la mia
barretta di cioccolato col latte.

Blues della pelle nera [Dark Skin Blues, di Carolyne Afroetry]
Traduzione di Giovanna Molinelli

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