Lo specchio infranto: insegnare alle persone a odiare se stesse…

Chi sei?
Angel.
No, davvero, chi sei?
George.
Dai, smettila di scherzare!
Sono Hanson, Ferguson, Manson, Johnson, Ellison, sono.
Uno zombie… Perso nelle tradizioni della mia gente, la mia identità, il mio retaggio
Sono un essere senza anima nero-bianco che si aggira per gli schermi del materialismo davanti alla mia distruzione
Sono l’ombra nello specchio perché il Sé non esiste più per meritare di venire riflesso
Io sono chi sono, colui che non sa chi è ma a cui non importa sapere chi è, perché si dice che
quello che sono è Indegno.
Accidenti, preferirei dire Elizabeth, perché Adwoa Konadu Boateng è un nome che non finisce più
Sono quell’essere la cui storia è stata sterminata, riscritta e coordinata per adattarla alle inadeguatezze del mio io attuale
La CNN e la BBC presentano frammenti del mio presente in modo perfetto; una storia primitiva di guerre e povertà
Decisamente no, non voglio essere africana ora, non quando usano questi pezzetti per raccontare la mia storia!
Sono cristiana, musulmana. buddista…. Basta che mi liberi dai riti della giungla del popolo
di Tarzan
Sono la bella ragazza nera che si brucia i riccioli per farli diventare frangetta bionda
Non sono più il nero della pelle sbiancato dalla candeggina calda
Sono schiava degli aggeggi della mia epoca
Sono un individuo che sta da solo, non il NOI dei miei antenati
Sono l’esperimento riuscito di una mente rimossa e rimpiazzata con un falso autolesionista
Io sono…
Uno zombie senza anima ma con uno spirito autodistruttivo
Io sono te e tu sei me
Ma come possiamo essere io te e tu me quando tu cerchi di sopraffarmi e io di divorarti?
Come può sopravvivere un NOI quando lo sfruttamento è l’unico elemento del nostro nuovo sistema programmato?
Un sistema che ci concede di far parte di un apparato universitario di élite progettato per farci allontanare ancora di più da chi siamo veramente
Un sistema progettato per farmi fallire sin dall’inizio perché mi concepisco come la redenzione di quella povera gente che ha il mio stesso colore della pelle
Un sistema che assicura il mio indottrinamento, “scuola”, dagli anni malleabili dell’infanzia per plasmarci in una maturità di robot programmati
Un sistema che mi assicura che va bene schiavizzare la mia mente perché è l’unico modo di sconfiggere la mia congenita inferiorità.
Sono il prodotto di un sistema che in chiesa predica di amare il prossimo tuo come te stesso ma non quando quel prossimo tuo va in moschea
Sono il prodotto di un sistema che reincarna gli avidi sovrani del passato, venditori del proprio popolo all’oppressione della schiavitù, solo che ora non c’è schiavismo ma colonialismo, non colonialismo ma capitalismo
Dimentica pure l’etichetta, amico, basta che qualcuno venga sfruttato e la gente pagata, siamo sulla strada giusta!
Sono il prodotto di un sistema consumista che mi insegna a valorizzare l’esterno, decantare il superficiale,temere quello che c’è dentro ma godermi ciò che è svuotato
Sono il prodotto di un sistema che insegue il profitto fino agli estremi della terra e del cielo e dell’acqua per poi arruolare nel plotone di esecuzione del surriscaldamento globale chi utili non ne trae
Ti apprezzo per la grande capacità di imitare copie carbone e riviste pre-condizionate di quel che dovrebbe essere l’immagine della bellezza invece che il vero aspetto di un essere umano.
Sono il prodotto di un sistema che mi spinge disperatamente alla follia e alla solitudine dell’odio verso me stessa fino al suicidio perché ho i fianchi troppo larghi, la pancia poco tonica, il mio naso non ha l’aspetto giusto, come una nave che abbia perso la rotta e l’abbia ritrovata nella mia faccia
Sono il prodotto di un sistema che prospera nutrendosi d’odio in guisa di doveri religiosi o umani, o semplicemente, dai, diciamolo perché non sopporta la forma della sua testa.
Io sono te, tu sei me, ma non posso esser te né tu me perché non sono in grado di dare a te in modo che tu dia a me per dare a loro in modo che diano a noi
Questa è una forma di pensiero barbaro, basato sulla jungla, innaturale, certamente improduttivo e primitivo
Fisso intensamente la mia ombra nera allo specchio
La mia massa incontrollabile di ricci e il mio brutto naso piatto
La mia lingua che si perde se deve parlare la lingua dei miei antenati
La mia anima a cui è stata strappata la capacità di comprendere l’esigenza di unità della natura
La mia mente non può decifrare la verità di quel che ero perché il mio passato è nascosto, chi sono, perché il mio presente mi viene rivelato in frammenti e tanto meno so dove sto andando
E vedo, non Angel, non Georges, non Adwoa né Kwedu
Ma una persona che nutre un odio così profondo verso se stessa che il Sé è eternamente perduto nelle schegge crepate di uno specchio infranto.

***

Lo specchio infranto: insegnare alle persone a odiare se stesse… [The Broken Mirror: to Teach People to Hate Themselves…, di Nana Akosua Hanson]
Traduzione di Pina Piccolo.

 
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