Non voglio sposarmi mai

– Non voglio sposarmi mai.
Svegliarmi ogni mattina e vedere la faccia di mia mamma dipinta di sonori schiaffi dai palmi di papà fa male
all’anima.
Le cingeva il collo con le mani per prenderle la vita; dio sa quanto l’ha picchiata.

– Mio papà non mangia cibo stantio e mio papà è quel tipo pulito, sempre in ordine, preciso, accurato, il classico
uomo alla moda di Bristol, così la mamma ha dovuto lasciare il lavoro, mollare la sua vita e fare lavori
a domicilio: pompini, effusioni da letto sfruttando leve e controluce, cucinare e pulire.

– Ogni notte lui abusava di lei, fino a toglierle il fiato, incessantemente. Quello stesso
fiato che le toglieva la mattina dopo picchiandola anche se aveva fatto tutto bene.
Mia madre era solo un manichino che indossava ferite al posto di sciarpe e calci al posto di camicie.

– Io, piccola bimba, sbirciavo tra i cardini della mia porta per guardare la mamma che implorava di
essere liberata. Quel che vedevo nei suoi occhi erano solo ferite nell’anima.
Mia madre cadeva in ginocchio e pregava come se Gesù dovesse prendere il posto di papà.
Piangeva e urlava a Dio di prendersi le sue pene o la sua vita… piangeva sempre.

– Quando la mamma disse che stava andando via, tutto ciò che rispose papà fu
“Ciao Felicia”. Non gli importava che lei stesse
andando via. Dopo tutto era solo un perfetto nessuno che
nessuno era triste di veder partire. Ma mia madre non è poi mai
partita – e questo per i suoi figli.

– Mia madre non ha sposato un UOMO, ha sposato
VIOLENZA. Girata e rigirata come
una trottola. Era al suo servizio tutto il giorno
e la notte ancora le squarciava la cervice.
L’amore mancava, ascolta, lei aveva perso la fiducia
e la capacità di parlare, a forza di nascondere
le prove delle due azioni, eppure lui non si pentiva.

– Il suo corpo era una mappa; ogni linea un percorso, una strada
di prima classe, una via verso una città.
Ogni città un ricordo, d’amore e dolore
Il suo amore era un rapper, lei era il suo solo pubblico.
Le sue battute erano pene d’amore celate. Il corpo,
l’ego, l’amore, lo spirito e l’anima di lei erano un mucchio
di cicatrici incasinate.

– Non voglio sposarmi mai!
A volte mi chiedevo perché rimanesse.
Ma se solo ci fosse dolore senza farsi male, se si potesse tornare indietro nel tempo senza rimpianti.
L’uomo di cui si era innamorata era cambiato, era diventato uno squilibrato. Ha lasciato che lui avesse il coltello dalla parte del manico e che dettasse il tasso di sopportazione e ogni quanto le fosse permesso di non poterne più di lui.

– Tutto questo mi cambiò. Mi girava nella testa di giorno, di notte e io proprio
non trovavo pace. La mia famiglia veniva presa in giro, la gente spettegolava perché l’anello nuziale di papà lasciava impronte sulla faccia di mamma.

– Aveva perso il suo gusto per la moda perché il suo stile erano maniche lunghe, occhiali scuri e trucco pesante.
Notti lunghe di chiacchiere piene di risate erano ora piene di disastro – e tuttavia non mollava.

– Mio padre era un cocainomane e quando lei si lamentava, lui la prendeva a schiaffi e urlava (Me ne sbatto di quello che pensi!).
Quindi un’altra guancia bluastra e un labbro rotto tutto perché lei aveva cercato di distoglierlo dall’ennesima sniffata. Fu troppo tardi quando realizzò che i suoi cieli blu erano diventati grigi e i suoi ricordi erano svaniti.

– Mia madre rimase incinta eppure sbrigava le faccende ma mio papà comunque la forzava a fare l’amore con lui. Stavano facendo a botte la sera che lei cadde dal settimo gradino. E con la sua vista appannata, è rotolata giù, giù, giù e ancor più giù fino a che la sua vita non si spense. Era MORTA.

– Che gran dolore fu pensare che era l’ultima volta, era l’ultima volta che vedevo mia madre.
E a tutti voi che dicevate, “va tutto bene”, “lui cambierà”, “le cose andranno meglio”,
mia madre è ora due metri sottoterra e non può neanche sentirmi piangere.
Non può sentire quanto mi manca, né vedere come stanno crescendo male i suoi figli.

– Sono stata stuprata ripetutamente, mi sono ribellata. Mio fratello ora è un tossicodipendente e io una
ninfomane… perché non c’è nessuno con cui parlare e nessuna madre da cui andare.
Mio padre, mio padre è in prigione per droga…
se solo pensasse alla bellezza della resilienza non soffrirebbe le conseguenze di questo grottesco seguito.
‘Mi dispiace’ non vuol dire nulla, solo una parola…

– Fidatevi, c’è stato un tempo prima delle guerre, un tempo prima delle cicatrici, un tempo quando lui era tutto dolce e carino,
un tempo in cui lei non notava nessuna colpa nella sua stella, c’è stato un tempo… quando lei era il suo mondo, la sua casa.

– quando i tuoi voti dovrebbero arare l’amore tra di voi, perché dovresti in qualche modo permetterti di essere così amareggiata?

NON VOGLIO SPOSARMI MAI, con un uomo come mio padre…

Innamorarsi di un violento è come vivere in un sacchetto di plastica. Può sembrarti di avere abbastanza aria per respirarci dentro, ma sai per certo che morirai.
Allora prenditi un momento e ricordati che non c’è fretta per il matrimonio. Non è una cosa che potresti comprare in offerta, non puoi farlo tutto da sola, quindi prenditi tempo per trovare te stessa, definire lui e rifinire te stessa.
I matrimoni e le relazioni di successo non prosperano di solo amore, ma di vera amicizia.
Con vera amicizia intendo, rispetto, comunicazione, comprensione, amore e solidarietà.

Questo pezzo mi è stato ispirato dai fatti accaduti nella famiglia di una cara amica.

 
Non voglio sposarmi mai (“Poema narrativo sulla violenza domestica”)
[I Don’t Ever Want to Get Married, di Maame Afia Konadu Sarpong]
Traduzione di Serena Piccoli

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