Kalashnikov in alto, motori bloccati,
la mia casa si sposta, perdo la bussola,
Kalashnikov in alto, motori bloccati,
la mia casa si sposta, la solitudine mi divora.
Del mio paese, conoscevo ogni angolo,
la strada 13 era il nostro quartiere,
il posto più figo per gli appuntamenti,
anche bendati, procedevamo incoscienti.
Sotto gli alberi di mango, ci spacciavamo per soldati,
pam pam, giocavamo a nascondino o a campana,
ognuno si fingeva star o diva,
aquilone in mano, oh com’era bella la vita.
In questa strada ho incontrato Awa,
ricordo il suo sguardo e la sua dolce voce,
le nostre follie, gli abbracci, le nostre scampagnate
ma non dimentico i cambi d’umore durante le nostre passeggiate.
Qui, gli alberi da frutto emanavano un profumo incredibile,
ballavamo al chiaro di luna attorno al fuoco sacro,
oggi mi manca la piccola Awa… ma dov’è?
Il mio naso non percepisce più i profumi di casa mia; mi hanno forse teletrasportata?
Kalashnikov in alto, motori bloccati,
La mia casa si sposta, perdo la bussola,
Kalashnikov in alto, motori bloccati,
La mia casa si sposta, la solitudine mi divora.
Le donne che un tempo indossavano splendidi bazin [1]
sono ormai condannate a indossare solo il blu
per asciugare le lacrime del destino,
il blu per quei corpi massacrati,
il blu per quei cari assassinati.
Ho visto stelle nascenti perdere la loro dignità,
sulla terra dei loro antenati, sono state maltrattate,
ragazze dai sogni travolgenti
si sono ritrovate a terra con grida allarmanti.
Vedi? Vicino alla casa di nonna…
Si mettevano semi, mais e riso,
il nostro piccolo angolo di risorse è a secco oggi, ma ce la caviamo…
pancia vuota, organi ostili.
Nella piaga della nostra paura,
l’incertezza si aggira come una cavalletta migratoria,
ci ritroviamo sull’incudine senza martello a dire:
bisognava fare i bagagli, mettere via la lingua e partire.
Kalashnikov in alto, motori bloccati,
La mia casa si sposta, perdo la bussola,
Kalashnikov in alto, motori bloccati,
La mia casa si sposta, la solitudine mi divora.
Vedi quelle persone? Condividevano tutto, persino una nocciolina,
oggi non hanno nulla da fare con le loro dieci dita, lì, inchiodati,
è patetico vedere i nostri campi abbandonati, i raccolti di mais bruciati,
l’abbondanza si è tirata su la cerniera.
Sembra sia vuota la vescica del cielo,
ha smesso di pisciare sulle nostre fiamme avide,
aride, le nostre terre hanno smesso di partorire vite,
la natura ha smesso di moltiplicarsi, tutto è puro gelo.
A poco a poco contiamo il bestiame che ci resta,
molti sono volati via come all’arrivo della peste,
ironia della sorte, anche la pecora più gracile ha fatto la fine di Dr Keb [2],
sono volati via tutti come tuffetti.
È difficile lasciare il posto dove ho emesso i miei primi vagiti,
dove ho gattonato, dove la vita ho assaporato,
il mio pancino non fa che piangere,
sono tra l’incudine e il martello, e tutto è cambiato.
Ho sentito un proiettile fischiarmi accanto, a due dita dal mio viso, mentre
mi vedevo già nel paese degli antenati, dove si dorme per sempre,
sogno il giorno in cui ballerò al chiaro di luna con Thérèse,
sogno il giorno in cui rivedrò la via 13.
Kalashnikov in alto, motori bloccati,
La mia casa si sposta, perdo la bussola,
Kalashnikov in alto, motori bloccati,
La mia casa si sposta, la solitudine mi divora.
[1] Abiti damascati, originari del Mali, di un tessuto di cotone dai colori brillanti.
[2] Artista maliano di rap.
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Traduzione di Marta Zonca
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