Dimentica Arua/Ricorda Pakwac

Dimentica come le dolci colline hanno perso
le loro morbide forme e si sono dispegate in pianura.
Hai lasciato i calanchi.
Dimentica che il cielo si è aperto
e si è lasciato dietro grattacieli,
ginocchia sbucciate che insanguinano il pavimento
e che il sangue ti ha spianato la strada del distacco.
La tua pelle scorticata apparteneva già alla strada
e le ferite sbocciate sul tuo corpo coltivano la tua memoria,
arata nei campi delle tue sopracciglia corrugate.

Dimentica le discussioni per il tuo posto nel retro del furgone
e per le mani che ti stringono al posto delle cinture.
Mani che ti davano succo di mela e cioccolattini
fino a quando non sentivi
di dover ridere, piangere o vomitare.

Dimentica le partenze all’aeroporto e le deportazioni.
Dimentica i cari estinti e l’odore dei grandi magazzini.
Dimentica che la tua vita è stata stravolta,
organizzata in scomparti, capsule e contenitori
Tu li ingoi, loro ingoiano te.
Tu vali quanto la capacità di mettere
un contenitore in un altro.
Puoi risparmiare spazio.
Non stai riempiendo niente.
Sei tu che devi essere riempita.

Ad Arua, dimentica le stanze d’albergo anguste
e l’ostilità nascosta
E spera che la possibilità sia tutto ciò che ricordi.
Quella e il sole,
ma dimentica anche quello.
Eclissa i giorni nelle notti e osserva le notti
finché ti si acceca la vista e dimentichi quello che è successo
O che non è successo in quel letto.

Dimentica la tua meta
e tutte le mete che sono l’altra faccia delle partenze.
Dimentica scopi e finalità
metti fine ad ogni regola spirituale
che ti spinge a riflettere.
Dimentica da dove vieni,
dimentica dove stai andando.
Dimentica come arrivare da Kampala ad Arua.
Dimentica il percorso,
ma ricorda Pakwac

Ricorda i piccoli e dolci mango mangiati fino ai noccioli
e le soste che hanno distrutto la pietà
che stava crescendo in te.
Ricorda il sole tatuato per un po’ sulla tua spalla
anche se la tua anima era stata già mitigata
dal tempo e dalle sue leggi.

Dimentica i tuoi difetti,
che colano con il succo di mango lungo il gomito.
Ricorda le soste, il riposo e quella pausa
quando stavi per crollare,
quando desideravi che i freni del furgone
provocassero un incidente
e quindi la tua ultima sosta.
Ricorda di riposare anche quando
cerchi ovunque un po’ di speranza.
Dimentica di partire, di arrivare.
Dimentica i sermoni.
In realtà, fanculo ai predicatori
che ti hanno fatto credere
che disprezzarsi è un altro modo di esistere.
Il tuo cuore ha perso qualche battito,
ora pompa sangue e basta.
Dimentica il sonno e le veglie,
ricorda i sogni a occhi aperti.
Ricorda cosa si prova a stare a metà
tra l’essere e il non essere
e quando senti di aver finito la speranza
Dimentica Arua…
Ricorda Pakwac.

***
Dimentica Arua/Ricorda Pakwac [Forget (Arua)/Remember (Pakwac), di Gloria Kiconco]
Traduzione di Giulia Cerino

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