Tre fotografie di mia madre

Il suo viso osserva
perfetto
la sua sensualità elettrica
in un abito corto e calze velate satinate
le ragazze degli anni Sessanta
belle da non crederci.
Guarda attraverso l’obiettivo
come se il suo posto fosse qui e altrove
incantevole e incantata
dai tempi in cui i sogni di libertà erano freschi
le ricchezze dell’Uganda
calde e frizzanti.

Mia madre negli anni Settanta
più cupa, ma dalla pelle
ancora senza un difetto
gli anni graffianti, delicati sulla sua giovinezza.
Il corpo avvolto in un lungo vestito di nylon
che si ferma alle caviglie e
dalle maniche lunghe che accarezzano i suoi polsi
un celato dolore nella sua postura
il vestito largo
non perché
è vedova (come stabilito dal Governo)
sebbene sia un decreto di Governo.
Il suo splendore e la sua eleganza
sembrano far fede al nome del vestito
Amin nvaako*.

Mia madre negli anni Novanta
capelli corti, taglio netto
che intrappola i suoi ricci intricati.
Indossa un busuuti**
indice dei tempi
un ritorno alle origini, una scoperta di
una pace incerta
la maturazione di una donna e di una nazione
un avallo del riconoscimento dei tumulti
è segnata dal tempo
una pausa per contare le sue perdite e le sue fortune
e una mano sul timone del futuro.

* Amin Nvaako significa Amin lasciami essere o Amin lasciami in pace

**Busuuti, lungo abito tradizionale colorato

***
Tre fotografie di mia madre  [My Mother in Three Photographs, di Susan Kiguli]
Traduzione di Giovanna Molinelli

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