Assorbire

Forse sarai un diario che nessuno legge
Tranne colui che lo scrive
O sarai un post di Facebook
Su cui pochi scorreranno
Le loro dita automatizzate
Per fare clic sul pulsante Mi piace.

Non lo so e non posso saperlo
E non mi importa ciò che ti rivelerai
Perché tutto ciò di cui ho bisogno ora
è una spugna per assorbire
queste emozioni che si agitano dentro me.

La domanda che pongo è: puoi essere tu quella spugna?
Non una spugna da due o quattro pollici
o anche quella ideale da sei, no.
Puoi essere quella da dodici pollici
(c’è chi produce spugne da dodici pollici?)
Non mi interessa. Tutto quello di cui ho bisogno
è che tu sia una spugna stasera.

Sta piovendo di nuovo. Tanto. A dirotto.
Sono in piedi sotto il cielo che piange e piango col cielo.
Non importa quanto io pianga
il cielo piange più forte di me.
Il vento che urla soffoca l’urlo della mia anima
È feroce nella sua rabbia
strappa e distrugge la mia dignità
finché rabbrividisco nella mia nudità.

Sto ancora ferma, sfidandola a buttarmi giù
Il tremore che crivella il mio corpo
sfida la legge di gravità.
“Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”.
Ѐ la voce del mio insegnante di fisica
che si confonde con il ritornello di
Va bene per la mia anima…”.

Le acque torbide corrono
Più rumorose delle cascate di Karuma
in un triste pomeriggio tropicale
Il fango tocca i miei piedi
ma io rimango ben salda
Un pennone coloniale nel continente africano
Non mi interessa chi possiede questo suolo
Ora porta il mio marchio.

La spada furente del creatore
lampeggia attraverso il cielo
Trafigge il pesante mantello dell’oscurità
Per un attimo rimango in stridente contrasto
ai furiosi elementi che mi circondano
Fradicia, scura, fuori posto ma in piedi

Non mi interessa chi sei
Questa è chi ero
chi sono
e chi sarò
Se posso sfidare la natura
posso sfidare anche te

***
Assorbire [Sponging, di Regina Asinde]
Traduzione di Michela Rampoldi

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