Le nipoti di Noémia: chi ha ereditato la voce delle poete mozambicane

Tre minuti, un microfono, cinque giurati pescati dal pubblico: dal 2018 a Maputo si decide così chi ha scritto il testo più cool dell’anno. Quello che rima meglio, che fa riflettere di più, quello che vorresti riascoltare ancora e ancora.

È il Moz Slam, ovvero uma Batalha de Poesia Falada e fin dalla prima edizione a vincere sono state soprattutto ventenni. Rispetto a quanto avvenuto in altri Paesi africani, forse le artiste mozambicane hanno cominciato a organizzarsi un po’ più tardi, ma il risultato è di un grande dinamismo e partecipazione. E non solo rispetto a questo evento.

Ma c’è un altro aspetto su cui vogliamo soffermarci. Dietro le finali gridate a squarciagola in centri culturali e teatri di quartiere si nasconde una domanda meno scontata: queste giovani donne che sussurrano o urlano versi sulla violenza, la corruzione, il corpo, sono un fenomeno del tutto nuovo o sono, in qualche modo, le eredi delle grandi poetesse mozambicane che le hanno precedute? Quelle che scrivevano in silenzio. Sulla carta.

Eliminatorie all'edizione 2026 del Moz Slam, foto dalla pagina Facebook
Eliminatorie all’edizione 2026 del Moz Slam, foto dalla pagina Facebook

Le madri di carta

L’origine è sicuramente lei, Noémia de Sousa. Nata nel 1926 a Catembe e morta in esilio, in Portogallo, nel 2002, scrisse tutta la sua opera fra il 1948 e il 1951, poi smise per sempre di pubblicare versi. Ma il dato più interessante, per chi si occupa oggi di slam, è un altro: Noémia non voleva raccogliere i suoi testi in un libro, voleva che circolassero sui giornali, letti e ricopiati a mano da mozambicani neri sotto la censura coloniale portoghese. Con José Craveirinha alimentò il movimento della Negritudine in Mozambico dedicandosi in prima linea – e anche mentre viveva in esilio, prima in Portogallo e poi in Francia – alle attività politiche e rivoluzionarie per sbarazzarsi del regime coloniale. Noémia per i suoi versi apertamente anticoloniali fu anche arrestata. È lei “a mãe dos poetas moçambicanos“, la madre dei poeti mozambicani. Così, infatti, ancora oggi viene ricordata. E questo nonostante avesse pubblicato un unico libro, “Sangue Negro”,  nel 2001, appena un anno prima della sua morte. È chiaro che la sua opera e il suo contributo alla lotta non sono riconducibili solo a quel testo. Come dicevamo, nei tanti anni di esilio fu giornalista, attivista e ribelle. Utilizzò la sua attività letteraria – curò molte pubblicazioni – come strumento di resistenza culturale, di denuncia, sensibilizzazione e presa di coscienza. Ecco perché oggi continua ad essere fonte di ispirazione.

Dopo di lei, Paulina Chiziane ha aperto un’altra porta: nel 1990 è stata la prima donna a pubblicare un romanzo in Mozambico, e nel 2021 la prima donna nera a vincere il Premio Camões. Si tratta del massimo riconoscimento per la letteratura lusofona. Lo dedicò in modo esplicito alle donne del suo Paese: “este prémio serve para despertar as mulheres e fazê-las sentir o poder que têm por dentro“. Questo premio – disse – serve a risvegliare le donne e a far sentire loro il potere che hanno.

Fra le due, e più vicina nel tempo, si muove Sónia Sultuane, poetessa e artista visiva nata nel 1971, che dal 2008 porta avanti il progetto “Walking Words” — parole che camminano — un tentativo dichiarato di strappare i versi dal “pulpito sacro del libro” e farli vivere su un cumulo di carbone, in mare, sulla terrazza di un palazzo. Anche nella “generazione della pagina”, insomma, la poesia mozambicana a volte scalpita per uscire dal libro.

Più vicina ancora a livello generazionale, è Hirondina Joshua, nata nel 1987, giurista di formazione, che nel 2016 ha esordito con “Os Ângulos da Casa” — prefazione di Mia Couto — ripubblicato tra l’altro in Brasile e portato a festival internazionali come quelli di Edimburgo e Barcellona. Oggi rappresenta il circuito letterario istituzionale, quello dei premi, delle case editrici e dell’Associação dos Escritores Moçambicanos. Un circuito “tradizionale”, se così vogliamo dire, parallelo allo slam.

E c’è un ultimo anello, cronologicamente decisivo, fra le madri di carta e le slammer: Tânia Tomé, nata a Maputo nel 1981, cantante, compositrice ed economista. Nel 2008 – dieci anni prima del Moz Slam – ideò ed organizzò “Showesia“, spettacolo che fondeva poesia, canto, danza e banda dal vivo, pensato come omaggio al grande poeta José Craveirinha. Secondo chi ne ha ricostruito il percorso, Tomé arrivò a quella scelta in un momento in cui la poesia mozambicana post-indipendenza era rimasta “senza riferimenti femminili” nati dopo il 1975: la sua risposta fu, ancora una volta, portare i versi fuori dal libro e dentro un corpo che canta e balla sul palco davanti a un pubblico. Alcuni dei testi di Tânia Tomé sono raccolti su questo sito.

Molto prima dello slam

Dobbiamo però citare una radice ancora più profonda, che precede sia la pagina sia il palco. Parliamo dello Xithokozelo, tradizione orale del sud del Mozambico legata alla musica timbila e alla cultura Tsonga/Changana in particolare. Si tratta di una performance in cui i danzatori si presentano al pubblico con una declamazione codificata. Non è un caso che la stessa ricercatrice che ha studiato più a fondo il Moz Slam, la brasiliana Miriane Peregrino, abbia sentito il bisogno di  chiedere al massimo esperto di Xithokozelo, Alvim Cossa, ed egli stesso poeta, se esista un legame fra quella tradizione e la poetry slam arrivata dalla Chicago degli anni Ottanta.

Era il 2021 e Cossa senza problemi ammise di non avere ancora mai partecipato a un evento di slam poetry e dunque di non disporre di informazioni sufficienti per contestualizzare lo Xithokozelo all’interno del movimento di poesia falada praticata in Mozambico o per spiegare come venga eseguito. In ogni caso lo stesso Cossa definisce lo Xithokozelo “uno strumento di lotta” ma anche utilizzato per ispirare “buone pratiche” agli ascoltatori. Denuncia da un lato, ispirazione al cambiamento dall’altro. Proprio la scia di espressione che seguono gli artisti slam. Ed è ancora lo stesso studioso a dichiarare il suo legame, come quello di tanti della sua epoca e di quelle successive, con una figura come Noémia de Sousa. 

Insomma, la domanda con cui siamo partite che riguarda l’eredità tra forme poetiche e tradizioni del passato e lo slam, ha la sua ragion d’essere. Soprattutto, sembra chiaro che il filo che lega le tradizioni orali mozambicane – anche se a volte invisibile o istintivo – rimane resistente. 

La ribelle diciottenne

Torniamo al 2018 e alla prima edizione del Moz Slam. A vincerla fu Lúcia Tite, allora diciottenne. Si era iscritta all’ultima chiamata utile, spinta da un compagno di scuola che l’aveva sentita declamare. I suoi testi sulla guerra e sull’abuso sessuale sulle minori – “Abuso sexual às menores” – le valsero il soprannome “la poetessa ribelle” e commossero platee ben oltre Maputo. La vittoria alla competizione in casa le diede diritto di accedere al mondiale di slam, la Coupe du Monde che quell’anno si tenne a Parigi. Nel 2019 Tite fu anche la prima mozambicana a salire sul palco del campionato di poesia falada a Rio de Janeiro. L’anno dopo vinse lo Slam Viral, edizione lusofona online organizzata dal Brasile, (davanti alle angolane Nzola Kuzedíua e Sankofa), e con il poema presentato entrò nell’antologia digitale pubblicata nel 2021.

 
Lúcia Tite, dalla pagina Facebook di Moz Slam (2020)

La casa di sole donne

Terza classificata in quella stessa edizione 2018, fu Lorna Telma Zita, oggi una delle figure più influenti della scena artistica: produttrice culturale, sceneggiatrice, violinista, scrittrice. Vincitrice di numerose competizioni di spoken word a livello internazionale, i suoi testi parlano di Africa, ingiustizia sociale, libertà. Ha fondato il movimento “My Pure Melanin” è stata curatrice di Best New African Poets 2025, co-fondatrice della casa di produzione Elarte. È lei la prova più diretta del filo che lega le due generazioni: la sua raccolta d’esordio, “Raízes e Gritos” (Ed. Kulera, 2023), presentata al Centro Culturale Portoghese Camões di Maputo, si apre con due epigrafi che sono anche una dichiarazione di appartenenza. Si tratta di versi di Noémia de Sousa e di Paulina Chiziane, citate come proprie madri letterarie. Ed è sempre Lorna Zita ad aver dato alla scena mozambicana il suo spazio più radicale: il Muthiana Slammuthiana è “donna” in lingua macua. È la prima e finora unica competizione di slam interamente al femminile del Mozambico. Alcuni dei poemi di Lorna sono raccolti su questo sito.

La linea della denuncia

Cinque anni dopo Tite, nel 2023, è Neide Sigaúque – studentessa di filosofia, giornalista radiofonica, attivista per i diritti delle donne – a diventare la seconda donna a vincere il titolo nazionale. I suoi testi sono taglienti e di impegno civile: “Outro Lado da Corrupção” mette sul banco degli imputati poliziotti, medici, insegnanti e governanti corrotti. In “Minh’Africa” critica le disuguaglianze sociali ed economiche del Mozambico oltre quarant’anni dopo l’indipendenza mentre un altro dei suoi poemi intreccia violenza domestica, colpevolizzazione delle vittime e isolamento pandemico. Nel 2024 si è qualificata per le semifinali della Coupe du Monde de Slam Poésie a Parigi e ha rappresentato il Mozambico al campionato mondiale in Togo. “Hoje a poesia é o leito onde encontro paz“, ha raccontato in un’intervista: oggi la poesia è il letto dove trovo pace. Su questo sito un paio dei suoi lavori.

Neide Sigaúque, vincitrice del 5° Moz Slam e rappresentante mozambicana ai campionati internazionali. Da MozaVibe

Chi tiene in piedi il palco

Non va dimenticato, e questo è un elemento essenziale per l’arte dello slam, che dietro le performance c’è una macchina organizzativa, senza la quale nulla sarebbe possibile. E questa è in gran parte femminile. Il Moz Slam – fondato da Hamilton Chambelaè un progetto della società di produzione Palavras São Palavras Eventos, che organizza anche eventi sotto l’omonimo cappello Palavras São Palavras. La società di produzione è stata fondata da Énia Lipanga, poeta e attivista, che nel 2018 co-organizzò la prima edizione del Moz Slam insieme a Hamilton Chambela e che oggi guida anche il movimento Incluarte, dedicato ad artisti con disabilità.

La prossima edizione del Moz Slam si svolgerà a novembre 2026 e da qualche settimana sono già in corso le fasi eliminatorie. L’edizione del 2025 si è svolta con soli tredici finalisti, dodici provenienti dalla stessa capitale, Maputo e uno soltanto dalla provincia di Zambezia. È il segnale di quanto le proteste post-elettorali abbiano impedito a molti poeti delle province di raggiungere la capitale e di quanto i conflitti impediscano ai giovani di confrontarsi, crescere, trovare uno spazio nella società.

In quell’occasione la responsabile della comunicazione dell’evento e maestra di cerimonie, Matilde Chabana, ha detto: “Lo slam si concentra sulla poesia orale per esprimere sentimenti che, per la maggior parte, sono critiche sociali. Questo è l’ambito in cui la poesia orale emerge, dove gli artisti possono esprimersi e mostrare la loro militanza. Tuttavia, questo spazio salvaguarda già l’integrità e la protezione degli artisti dai mali sociali, poiché trovano il luogo giusto per esprimersi ed essere ascoltati”.

Affollata partecipazione a un evento di ‘Palavras são Palavras’ del 2025, dalla pagina FB del progetto

Eredità o rottura?

Quindi, torniamo alla domanda da cui siamo partite. Tra le giovani artiste di oggi che privilegiano la performance e l’oralità e le poete “della carta”, della parola scritta, c’è un legame? C’è più eredità o rottura? Possiamo dire che ci siano entrambe le cose. Il debito è dichiarato – ricordiamo le epigrafi di Lorna Zita, i temi condivisi del corpo violato e della denuncia sociale, la radice comune del Xithokozelo, e prima ancora l’esperimento di Tânia Tomé – ma la forma rappresenta una rottura. Noémia de Sousa, Paulina Chiziane e Hirondina Joshua sono passate per le pubblicazioni, i premi, le case editrici, l’Associação dos Escritores Moçambicanos: un circuito colto, spesso maschile nei vertici.

Le slameuse di oggi nascono nei bairros popolari di Maputo, si iscrivono a un torneo con un biglietto da 150 meticais, vincono in tre minuti e magari non pubblicheranno mai quel testo. In un certo senso, più che rifarsi alle madri di carta, le ventenni del Moz Slam stanno realizzando ciò che Noémia de Sousa voleva davvero fin dal principio: una poesia che non abita i libri, ma passa di mano in mano – oggi, magari di social in social – fra la gente comune.

Ma c’è anche un altro anello di congiunzione e questo è la scuola. Nel lavoro di Miriame Peregrino – Moz Slam e le nuove dinamiche della poesia orale in Mozambico nel XXI secolo – si presentano i risultati di interviste ad alcune delle vincitrici e vincitori del Moz Slam che alla domanda dove e quando abbiano conosciuto questa forma artistica hanno risposto: a scuola.  La scuola pubblica mozambicana e i suoi concorsi di poesia e declamazione. Bisogna dare merito. E ricordate? Lúcia Tite si iscrive al Moz Slam sollecitata da un amico l’aveva sentita declamare a scuola. Ed è lì che quei versi avevano già commosso studenti, insegnanti, personale. 

E non è tutto qui

L’oggetto di questa analisi è stato soprattutto lo slam poetry e la sua rappresentanza femminile. E il ruolo di queste giovani donne nel denunciare temi scottanti. La violenza di genere: Lúcia Tite (“Abuso sexual às menores”), Lorna Zita (“Saco de pancadas”) e Neide Sigaúque (“No mundo em que eu vivo”); le disuguaglianze sociali ed economiche nel Mozambico  del XXI secolo e 40 anni dopo l’indipendenza: Neide Sigaúque “Minh´Africa”, Lorna Zita, “Quanto custa a liberdade?”. Ne potrei citare molte altre sull’impegno civile di queste artiste. Vorrei però concludere ricordando che il contributo delle poete di questa parte d’Africa è ancora più esteso. 

Il panorama delle scrittrici e poete mozambicane è infatti assai più ampio. Nel 2019 fu pubblicato un lavoro, una cartografia – e trovo questo termine già di per sé poetico associato al tema – di letterate (romanzi o poesia e persino hip hop) e intellettuali del Paese. Era solo il 2019 e il lavoro conta 260 pagine. Ecco, lì troverete autrici qui non citate e al contrario, non troverete alcune di quelle delle giovanissime. Quel che è certo è che il filo conduttore di tradizione e novità continua ad essere cucito, intrecciato e a creare forme incredibili.

Antonella Sinopoli

Link alla traduzione in portoghese a cura di Nicola Biasio

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