Quello che mormora Goma,
Trauma, trauma, trauma
Goma, la città luminosa, splendente, e accogliente.
Ngoma, quel tam-tam che risuona forte come un inno potente.
La freschezza del Kivu che indurisce le lave dei vulcani.
Come un velo di pace su fuochi divoranti.
Ed eccola che arriva, non all’improvviso, no, senza deviazioni, senza rumore
Si è diffusa lentamente come un pettegolezzo nelle strade
Sussurra al vento echi assopiti
Il tempo si ferma tra i bombardamenti, Goma rimane in piedi ma è ferita
Le nostre strade, un tempo piene di vita, ora raccolgono cadaveri
Le nostre finestre sono rotte, i muri crivellati di colpi, e il nostro porto sicuro scompare
Vite strappate che custodivano in sé il battito dei giorni avvizziti
E più la mortalità sale, meno bocche affamate ci sono
Ogni alba è allo stesso tempo una nuova storia drammatica da raccontare
E una grazia dell’Onnipotente da contare
Nei nostri bar, nelle nostre scuole, nelle nostre chiese regna un’atmosfera cupa
La notte che libera le peggiori atrocità e come si può anche solo sognare una vita rosea
È ciò che sussurra Goma
Trauma, trauma, trauma
Facciamo la comunione a messe interrotte da colpi di arma da fuoco che massacrano ogni forma di vita
Un sospiro! Silenzioso, un respiro mozzato soffoca comunque un’anima che grida “sopravvivenza”
Mwendike diceva: “La guerra ha fallito”, ma l’assenza di pace sussurra parole che mutilano le nostre orecchie
E sotto le ceneri del cielo, la disperazione tesse le sue meraviglie
Padri scomparsi, madri smarrite e bimbi che nascono tra le macerie
E poi il desiderio di una bandiera multicolore per una realtà così cupa
Crudeltà che crescono nei quartieri come erbacce
Nei vicoli della città, si ergono senza il verbo
Un cantico di crepitii di proiettili che risuona nei nostri timpani
A ritmo, urla che spaventano anche i più grandi
Corpi che galleggiano sull’acqua, sembrano batraci
La parola “sicurezza” perde ogni significato nel vocabolario gomatraciano
Questo è ciò che sussurra Goma
Trauma, trauma, trauma
E a volte, tra le rovine, una luce si accende
Un barlume di vita da dietro un velo di nebbia riemerge
La campana della libertà rintocca nel silenzio profondo
La speranza che tutto andrà meglio domani, dopodomani o il giorno dopo.
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[Su gentile concessione dell’autrice]
Traduzione di Marta Zonca
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