Pare che si debba amare prima di essere amati,
Pare che si debba cambiare prima di dare consigli,
Pare che si possa uccidere con le parole,
Pare che si possa guarire con una sola.
Pare che il mondo sia dolce,
Ma che sia l’uomo ad essere cattivo.
Pare che un giorno, io diventerò vero,
Pare persino che si possa essere fratelli
Senza per forza essere parenti, davvero.
Allora vieni… creiamo rime, parliamoci normalmente,
Vieni a mettere in fila qualche verso ben costruito davanti a un bicchiere.
Fratello, vieni che ci divertiamo, che ridiamo ad ogni gioco di parole,
Vieni oggi, e insieme, siamo veri.
Pare che la nostra pelle abbia un solo colore davanti al Padre,
Pare che un tempo parlassimo tutti una lingua all’unisono.
Pare che prima non ci fossero né tribù né etnie —
C’eri tu, c’era lui, c’era lei… c’eravamo noi.
Pare che un tempo non ci fossero religioni
E le loro regole che ci dividono,
Si credeva e basta.
Pare che la luce di un essere venga dalle sue azioni,
Pare che l’uomo sia buono,
A patto che ripensi alla propria infanzia.
Pare che prima fossimo innanzitutto umani,
Eravamo veri.
Allora vieni… vieni, parliamoci da amici,
E dimentichiamo le nostre differenze.
Vieni che ci scambiamo strofe,
Che decidiamo il ritmo.
Non siamo obbligati a seguire né le regole, né i fatti,
Non siamo obbligati a essere perfetti —
Conduciamo una vita in prosa,
Al nostro ritmo.
Allora vieni, oggi,
E siamo veri.
Pare che con la crisi
Il ricco diventi più ricco e il povero più povero.
Eppure, in fondo, siamo allo stesso tempo ricchi e poveri,
Tutto dipende dalla nostra percezione.
Pare che un tempo le nostre lacrime scorressero di gioia,
E che le armi, beh, non le avessimo.
Pare che qui non ci fossimo mai meritati alcuna felicità,
Se non il riflesso delle nostre anime.
Pare che la vita sia un modo di vivere,
E che la morte non sia poi così temibile —
Solo un giorno qualunque in più nella vita,
Che si autoproclama l’ultimo.
Pare che abbiamo il diritto di ridere,
Di lasciarci andare a una risata incontenibile,
Di far cadere le maschere,
Di essere semplicemente normali.
Pare che abbiamo il diritto di non prendercela troppo,
prendiamoci piuttosto per mano
E tiriamoci fuori dal baratro,
Pare che abbiamo il diritto di amarci, senza riserve,
Di baciarci senza vergogna, fino a sentire le farfalle nello stomaco.
Il diritto di essere veri, di essere noi stessi.
Allora vieni, creiamo rime, con lealtà,
Percorriamo gli orizzonti.
Vieni che ridipingiamo il mondo
Con i nostri diversi colori, con amore.
E anche senza coreografie, vieni a danzare le nostre culture,
Senza odio.
Vieni che cantiamo, che facciamo rime,
Che condividiamo la vibrazione all’unisono.
Allora vieni, oggi —
Fammi da testimone, e io lo farò per te.
Vieni, insieme, siamo perfettamente imperfetti,
Siamo noi.
Siamo veri.
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[Su gentile concessione dell’autrice]
Traduzione di Floriana De Ceglie
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