Sono in guerra con il mondo, ma non brandisco la spada.
Sono in guerra con il mondo, ma la pace è la strada.
Non temo di aver perso la ragione, o forse sì,
È la ragione stessa che ride di me.
Da ore non faccio che litigare
Con la mia coscienza, ripensando a questa tragedia.
Ma alla fine del cammino mi dico:
Non dovrei forse esiliarla dalla mente questa coscienza, perché credo di aver scelto ciò che è giusto.
Sono una bestia. Forse.
Sono la donna data in sposa a 16 anni.
Sono la bambina a cui è stato negato il diritto di studiare.
Sono la ragazza abusata, a cui hanno massacrato i genitori.
Ma ora che da madre, ho intravisto una via,
Faccio a braccio di ferro con questo mondo,
è per me l’unico modo di restare in piedi,
è per lei l’unico modo di restare in vita.
Ho percorso questo tunnel che mi fa da cranio
Senza mai toccare il fondo dei miei pensieri.
Pensavo di trovarci conforto, ma non abbastanza.
Ho visto le immagini delle mie sorelle, dei miei fratelli,
Immobili in un bagno di sangue senza che si trovasse alcuna soluzione,
Ed era ormai una routine.
Ecco perché
Sono in guerra con il mondo ma non brandisco la spada.
Non temo di aver perso la ragione, o forse sì,
È la ragione che ride di me.
Ditemi allora: che male ho fatto per essere bandita dalla società,
Solo perché ho voluto farmi sentire?
O forse perché mi sono fatta uomo
Per attirare la vostra attenzione.
La vostra attenzione, ma per favore.
Da noi, pure agli uomini si chiede di parlare da uomini.
Che ironia.
Se a un uomo si impone di parlare come un uomo,
Anche se sono donna,
Voglio parlare come un uomo.
Voglio parlare senza autorizzazione,
Senza che mi si imponga un ruolo o una dizione.
Sono un uomo senza palle.
Debole, secondo alcuni.
Un uomo pieno di lividi sul corpo,
Ma è veramente questo che determina la sua debolezza?
Sapete cosa succede nella mia testolina?
Nella mia testa,
E’ solo una favola
Che definisce la mia virilità femminile.
Sono quell’uomo che è sopravvissuto a momenti di follia.
Folle.
Dire che non sia stato difficile sarebbe una menzogna.
Ma una cosa la so.
Mi sono salvata da questo inferno di ferro,
In modo goffo, a tentoni, ma ne sono uscita.
A volte ho paura di guardarmi allo specchio,
Ho la fobia di non riconoscermi.
Di fare gesti da ragazza,
Un piccolo bacio allo specchio, una giravolta su me stessa.
Di incrociare altre donne e chiedermi:
Sono ancora una donna?
Ops, scusate signore,
Avevo dimenticato: sono un uomo.
Ma ora so di non essere solo una donna,
e di non essere soltanto un uomo.
Sono più di un uomo.
Sono in guerra con il mondo, ma non brandisco la spada.
Sono in guerra con il mondo, ma la pace è la strada.
Non temo di aver perso la ragione, o forse sì,
È la ragione stessa che ride di me.
Da ore non faccio che litigare
Con la mia coscienza, ripensando a questa tragedia.
Ma alla fine del cammino mi dico:
Non dovrei forse esiliarla dalla mente questa coscienza, perché credo di aver scelto ciò che è giusto.
Sono quest’uomo nella pelle di una donna.
*****
[Su gentile concessione dell’autrice]
Traduzione di Floriana De Ceglie
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